Visita a Caughnawaga: La Riserva Indiana, il Pow-waw e Chief Poking Fire

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Dopo molti anni il  ricordo è sempre vivo, la riserva indiana che visitai molti anni fa è sempre più nel mio cuore, per questo che voglio  raccontare ora la mia esperienza.Chissà  se quella riserva esite ancora e come sono oggi le loro condizioni di vita?

Mi recai a Caughnawaga per scivere la mia tesi di laurea dovevo continuare la ricerca che aveva iniziato il mio relatore il grande Prof. Elémire Zolla con il suo libro               “I Letterati e lo Sciamano” .       Dovevo , dopo dieci anni dall’uscita del suo libro, ricercare quale erano le loro condizioni di vita e la loro produzione letteraria.Dopo un continuo ed incessante lavoro di ricerca ,aiutata dall‘Indian Boureau,mi recai a Montreal dove vive parte della mia famiglia :quattro zie , tanti cugini e altrettanti parenti più di quelli che ho in Italia.

Ero felice di stare con la…

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Traduzioni giurate, asseverate cosa sono e come fare ?

Associazione Interpreti Traduttori Adattatori Mediatori Linguistici UNITALIA

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Quando un documento con valore legale viene tradotto, affinché possa mantenere la sua particolare valenza anche in un paese straniero, ha necessità di contenere un’attestazione del traduttore relativamente alla veridicità del testo tradotto.
Questa attestazione viene detta asseverazione o traduzione giurata. Solo attraverso l’asseverazione, quindi, il documento tradotto assume lo stesso valore legale di quello originale.

Traduzione giurata e traduzione certificata non sono la stessa cosa

Se un traduttore professionista esegue una traduzione, attesta anche la veridicità di quanto scritto e l’accuratezza del suo lavoro. Si tratta di una dichiarazione personale, un’assunzione di responsabilità sul testo tradotto in una lingua straniera. In questo caso si parla di traduzione certificata, ovvero di assunzione di responsabilità da parte del traduttore o dell’agenzia sul lavoro effettuato.

Nel caso di traduzioni di documenti legali quali titoli di studio, certificati anagrafici oppure certificazioni professionali, non vi è unicamente un dovere di precisione sul…

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L’Ipotesi Sapir-Whorf e l’intraducibilità tra culture diverse

 Può il linguaggio in qualche modo influenzare il nostro modo di pensare? 

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L’ipotesi di Sapir-Whorf  o “ipotesi della relatività linguistica“, afferma che il modo di esprimersi determina il modo di pensare.

L’origine dell’ipotesi di Sapir-Whorf prende spunto  dal lavoro del tedesco Franz Boas, antropologo e maestro di Sapir.

Negli Stati Uniti Boas studiò le lingue dei nativi americani di diverse famiglie linguistiche e  si rese conto di come gli stili di vita e le espressioni linguistiche variassero moltissimo da un posto all’altro.  Comprese che la cultura e gli stili di vita di un popolo si riflettono sulla lingua che  parla.

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Tra gli esempi più noti di relatività linguistica di Whorf ci sono casi in cui una lingua indigena ha diversi termini per un concetto che è descritto solo con una parola nelle lingue europee (Whorf usava l’acronimo SAE “Standard Average European” per alludere a strutture grammaticali piuttosto simili delle lingue europee più studiate in contrasto con la maggiore diversità delle lingue meno studiate).

L’allievo di Sapir ,Whorf spiegò al meglio la teoria iniziata da Sapir.

Uno degli esempi di Whorf era il  grande numero di parole per esprimere il concetto  “neve” nella lingua Inuit.

Un altro ancora le parole nella lingua  Hopi per “acqua”una che indica l’acqua potabile in un contenitore e un’altra che indica  l’ acqua naturale. Questi esempi di polisemia hanno avuto il duplice scopo di mostrare che le lingue indigene  facevano distinzioni semantiche più sottili delle lingue europee e che la traduzione diretta tra due lingue, anche di concetti apparentemente basilari come la neve o l’acqua, non sia sempre possibile.

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L’argomento più elaborato di Whorf per la relatività linguistica ,fondamentale nella comprensione del concetto “tempo”  tra gli Hopi sosteneva che, a differenza dell’inglese e di altre lingue , gli  Hopi non trattano il “ tempo” come una sequenza  numerabile, dire ad esempio “tre giorni” o “cinque anni” non ha parole che si riferiscono a unità di tempo.

Whorf morì nel 1941 all’età di 44 anni, lasciando molti documenti inediti. L’evento più importante per la diffusione delle idee di Whorf  è stata  la pubblicazione nel 1956 dei suoi principali scritti sul tema della relatività linguistica in un volume intitolato” Lingua, Pensiero e Realtà”.

Nella loro narrativa, autori come Ayn Rand e George Orwell hanno esplorato come la relatività linguistica possa essere sfruttata a fini politici. In Rand’s Anthem, una finta società comunista ha rimosso la possibilità di individualismo rimuovendo la parola “io” dalla lingua.  Nel romanzo  “1984” di Orwell lo stato autoritario ha creato la lingua “Newspeak” per non permettere   di pensare in modo critico  e quindi criticare il governo, riducendo il numero di parole per limitare il pensiero .

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Altri sono stati affascinati dalle possibilità di creare nuovi linguaggi che potrebbero consentire nuovi e forse migliori modi di pensare. Esempi di tali linguaggi progettati per esplorare la mente umana includono Loglan, esplicitamente progettato da James Cooke Brown per testare l’ipotesi della relatività linguistica, sperimentando se   i suoi oratori potessero pensare in modo più logico. Gli oratori di Lojban, un’evoluzione di Loglan, riferiscono di sentirsi dire che la lingua migliora la loro capacità di pensiero logico . Suzette Haden Elgin,  coinvolta nello sviluppo iniziale della programmazione neurolinguistica, ha inventato il linguaggio Láadan per esplorare la relatività linguistica rendendo più facile esprimere ciò che Elgin considerava la visione del mondo femminile, al contrario delle lingue europee standard medie che considerava una  ” visione del mondo centrata sul maschio”.

In una presentazione del 2003 a una convenzione open source, Yukihiro Matsumoto, creatore del linguaggio di programmazione Ruby, ha detto che una delle sue ispirazioni per lo sviluppo del linguaggio è stato il romanzo di fantascienza Babel-17, basato sull’ipotesi di Sapir-Whorf.

ARRIVAL: IL LINGUAGGIO/LA LINGUA COME STRUMENTO

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Il racconto di Ted Chiang “ Story of Your Life” ha sviluppato il concetto dell’ipotesi Sapir-Whorf applicata a una specie aliena che visita la Terra. Nel film  del 2016 “ Arrival”, basato sul racconto breve di Chiang, l’ipotesi di Sapir-Whorf è la premessa della storia. La protagonista   attraverso tutta la successione delle scene del film è la spiegazione   dell’ipotesi di Sapir-Whorf  secondo la quale la lingua che parliamo determina il nostro modo di pensare.

Arrivano gli alieni (esseri misteriosi  con aspetto non umano) su 12 diversi punti della Terra, dallo spazio sconosciuto. Non sono ostili, invitano all’interno delle loro astronavi  gli umani e raccolgono con grazia il tentativo di comunicazione da parte degli stessi. L’esercito  convoca la professoressa Louise Banks, linguista e traduttrice per sperimentare un primo contatto. Denis Villeneuve  pone gli alieni come agenti comunicatori e l’uomo come costretto a una mediazione innanzitutto verbale.

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Il principale focus del film è il potere del linguaggio di interpretare la realtà, dare forma al mondo, modulare la nostra percezione poi, la capacità dell’atto comunicativo di costruire un ponte tra due realtà divergenti, la necessità di mediare non solo tra lingua e lingua e tra noi e gli alieni, ma tra popoli della terra, tra singole istituzioni, singole scienze, singole persone e così via, cercando di fondere le diverse soggettività in un organismo comune.

A quel punto si comincia dal cercare un punto di contatto. Il che è molto più problematico di quanto sembri: se hai davanti te un altro essere umano è abbastanza semplice , invece se hai davanti a te un’altra forma di vita,  non ci si può permettere il lusso di dare per scontato che sia confrontabile/paragonabile/commensurabile. Per fortuna dei terrestri, in Arrival  gli alieni spaziali sono diversi,ma non troppo. Le differenze maggiori sono a livello  linguistico.

Primo, l’alfabeto. Già  nel nostro pianeta esiste una  diversità a riguardo: chi studia lingue orientali molto diffuse come cinese e giapponese sa che il concetto di alfabeto, come quello latino, greco, cirillico o coreano, è un’altra faccenda da non dare per scontata; i geroglifici egizi sono un caso ancora diverso, eppure comparabili e traducibili . Il linguaggio è uno strumento, con molteplici funzioni, ma la sua forma scritta assume sembianze diverse, con meccanismi diversi.

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Gli alieni si esprimono con  Logogrammi: non c’è relazione con i suoni emessi; c’è una parte visuale che in maniera non alfabetica e non figurativa esprime il senso.

Durante il film  impariamo che grazie al duro lavoro di interpretariato i nostri eroi mettono insieme un vocabolario di base abbastanza sofisticato, tanto da consentire scambi di concetti astratti e sociali.

La fragilità della governance internazionale  mette in mostra il peggio di se : prima i cinesi, poi i russi impazziscono per cui si decide di sparare alle navette spaziali. Il motivo che spinge i cinesi a dichiarare guerra agli extraterrestri scaturisce dal modo scelto dai militari cinesi per comunicare con essi. L’espediente utilizzato è infatti quello del gioco del majong che, come spiega Louise, non può far altro che tradurre tutta la comunicazione in termini di strategia militare di attacco/difesa. La comunicazione cinese appare dunque già falsata al principio, fino alla  prevedibile decisione di espellere i Visitatori dal suolo cinese.

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Prima che ciò accada i nostri eroi, linguista e fisico, fanno di nascosto un’ultima sessione comunicativa con gli alieni.  La linguista, nonostante una barriera di vetro che separa i due mondi, riesce a ricevere  forse telepaticamente  quello che secondo il vocabolario Alieno – Inglese viene designato come “weapon”, arma, o “tool”, strumento.  I militari recuperano i due umani e si preparano velocemente ad evacuare la zona. Senza dire altro sulla trama, ci sarà un ultimo colloquio privato tra Kang e Louise grazie al quale tutto acquisterà senso: l’ arma è in verità un “dono”.

Ma in che modo una lingua può essere un dono o un’arma o uno strumento?

LA RELATIVITÀ LINGUISTICA: LA LINGUA SEGMENTA IL MONDO

Qui entrano in scena l’ipotesi Sapir-Whorf,  ovvero la “Relatività Linguistica” (RL),  l’idea secondo cui la padronanza di una lingua naturale porti con sé la chiave per un particolare accesso al mondo.

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L’idea è che la nostra cognizione, sia a livello sensoriale, sia a livelli più alti (ragionamento, interazione sociale), possa essere influenzata dalla  lingua che parliamo. In che modo? Le lingue influenzano il mondo in maniera diversa le une dalle altre, come è facile accorgersi  studiando l’inglese, ma anche solo confrontando il lessico dell’italiano  e del nostro dialetto regionale. Il livello più semplice è quello del lessico. Ad esempio lo spettro dei colori percepibili all’occhio umano è uguale per tutti, ma i nomi per i colori no. Secondo alcuni, le lingue del mondo hanno vocabolari più o meno ampi per i colori focali secondo modelli regolari, pur nella diversità.  Un giapponese o un cinese avrà difficoltà parlando con noi a definire colori  di verde e di blu. Questo non significa che  non percepisca la differenza tra i due, come se fosse daltonico. 

Secondo la RL, parlare una lingua piuttosto che un’altra cambierà la nostra percezione  e  orienterà la nostra attenzione verso aspetti della realtà differenti. Tutto questo si riflette  nella cultura e  rispecchia gli usi simbolici dei colori nelle decorazioni artistiche o nel confezionamento dei vestiti con il loro significato sociale. E una volta che  dalla lingua arriviamo alla cultura,  tutto è possibile, quanto a differenze di senso e di interpretazione.

Quindi avere padronanza di una lingua è un dono , un’arma. Sarà avere più strumenti per descrivere il modo in cui si svolge un’azione .

Inoltre chi parla la lingua  aliena è capace di annullare la linearità del tempo e ha coscienza fenomenologica e capacità di agire nel passato e futuro.

Come la trama del film  mostra, non si tratta di compiere azioni contro la fisica, ma semplicemente contro la nostra esperienza lineare del tempo: Louise impara nel “futuro” cose che dice nel “presente”.   Abbiamo difficoltà  a descrivere ciò che è mostrato dal film con le parole terrestri, impregnate di rapporti temporali lineari.

 

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Studi hanno dimostrato che parlare una seconda lingua può cambiare il modo in cui vediamo il mondo.

Il processo con cui traduciamo  non riguarda solo il trasferimento di informazioni e idee da una lingua all’altra, ma anche quali processi di pensiero sono utilizzati e come il destinatario interpreta tali informazioni. Ad esempio se ci occupiamo   di ricerche di mercato e di traduzioni di indagini di mercato, le risposte potrebbero variare a seconda della lingua di colui che è chiamato a utilizzare il messaggio.

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Quando si tratta di ricerche di mercato e marketing a livello internazionale, è importante capire che il processo di traduzione non è semplicemente una questione di scambio da un testo di partenza nella versione straniera , si tratta bensì di capire la mentalità del madrelingua e come aspettarsi che le informazioni nella loro lingua madre vengano presentate. Prendendo questa assunzione per  giusta ci permetterà di avere una maggiore influenza sul pubblico di destinazione rispetto al tentativo di ricreare una traduzione parola per parola, letterale, del testo sorgente.

JOYCE: LA LINGUA PER ANDARE OLTRE LA LINGUA

Joyce è l’autore di due delle opere letterarie dalla forma  più sconvolgente del Novecento: l’Ulysses e il Finnegans Wake. La devastazione della nozione regolare del linguaggio che avviene  è assoluta: punteggiatura, lessico, sintassi, coerenza testuale . La versione più complessa  si trova in Finnegans Wake.

Messaggi morali di Arrival. Nel finale scopriamo che Louise, pur vivendo il suo “futuro” ha agito nel “presente” non sfruttando il suo “potere” e lasciando che alcuni eventi negativi della sua vita avessero luogo, invece di impedirli.  Ha accettato quello che sarebbe stato, senza interferire. Ha compiuto una scelta prettamente filosofica: ha accettato il destino senza interferire. Un destino in cui le cose nascono, crescono, risplendono per un attimo e poi decadono.La predestinazione.

 

La Distruzione della Cultura e della Gente Indiana : ricordi di Caughnawaga una riserva nei pressi di Montreal

 

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Mohawk reserve south of the St. Lawrence River and Montreal

Finita la cerimonia, insieme ai numerosi turisti , siamo andati a porgere i nostri saluti al vecchio capo indiano che si era offerto di accontentare la curiosità dei visitatori. E’ stato cortese , ha risposto alle domande , a volte un poco stupide dei curiosi visitatori.  Mentre lui parlava,io  guardavo con ammirazione due bambini indiani,un maschietto di circa 5 anni ed una bimba di forse 7 anni  che erano lì vicino: erano bellissimi, avevano i capelli biondo cenere con un colorito olivastro. Il maschietto aveva la tipica capigliatura dei Mohak,  rasatura ai lati e grande ciuffo sopra la testa. Erano la dimostrazione della nuova generazione di indiani ed europei che convivevano insieme come le due religioni :quella cristiana e quella indiana.

Ricordo di aver affrontato il tema con il grande Capo Indiano della inevitabile, calcolata , metodica e cinica distruzione della cultura  e della gente indiana. E’ stato un crimine, il più mostruoso vandalismo di tutta la storia. Oggi la gente indiana è presa tra due culture e ciò che occorre è un riconoscimento  da parte della chiesa dei valori religiosi indiani che furono e sono verità al pari di quelle cristiane. L’indiano non era un pagano nè un idolatra, riconosceva solo che tutto è spirito e tutti gli spiriti sono uniti.

Ricordo  che abbiamo anche parlato delle scuole e dei programmi scolastici che non rispondevano ai bisogni delle comunità indiane. Non so come vanno le cose oggi, spero che la situazione sia cambiata e che ai giovani possa essere data l’opportunità di imparare la loro storia,lingua e cultura. Spero che si stia cercando di restituire almeno in parte ciò che da anni stanno togliendo loro.

Nel passato quando Chief Poking Fire era giovane, la sua gente era sicuramente molto salda nelle pratiche religiose e nei modi di vita. Essi erano ben consci delle funzioni che avevano le danze nella loro vita.La Danza del Sole veniva fatta in tempo di necessità e in lode al Creatore e portava una grandissima unità spirituale nella tribù.Oggi temo che la gente Indiana, e specialmente i giovani, non capiscano pienamente il vero significato delle cerimonie Indiane, ad esempio i Pow-waws. Molti giovani danzano nei pow-wows più per divertimento e spettacolo, mentre nel passato sentivano la danza come espressione religiosa come un mezzo di comunicare con il Grande spirito.

Two-Spirit Powwow

Per i nativi americani non c’erano regole  sui generi  che uomini e donne dovevano rispettare, per essere considerati un membro “normale” della tribù .

Chi mostrava caratteristiche sia maschili che femminili veniva visto come avere  dei doni della natura, in grado di vedere tutti i lati delle cose, riunendo in sé diverse prospettive. Tutte le comunità di nativi riconoscevano ben cinque identità di genere: femmina, maschio, Due spiriti femminile, Due spirito maschile e Transgender.

La cultura dei nativi americani dei “Two-Spirit” è stata in realtà una delle prime cose che gli europei hanno fatto in modo   di distruggere e nascondere.

 

Adriana Bisirri

La Mediazione Linguistica per il Turismo : la Professione del Tourist Assistant

 

Il  tour in Italia  con  Limousine e auto di lusso viene organizzato  per rendere la  vacanza un momento veramente memorabile.
I Tourist Assistant sono specializzati per organizzare escursioni  dai principali scali italiani,  con visite e  trasferimenti  nelle più belle  città d’Italia

Cortesia, competenza e professionalità sono le loro caratteristiche. Dal semplice trasferimento al tour più affascinante,   garantiscono sempre un servizio di qualità.

Con  eleganti berline o  comodi pulmini , mettono a disposizione una vasta gamma di veicoli confortevoli e grazie a permessi speciali, sono in grado di guidare proprio davanti ai monumenti più importanti, dove i  grandi autobus non sono ammessi.

Tutti i loro autisti  parlano un inglese perfetto e hanno una profonda passione per la tradizione, l’arte e la storia del nostro bel paese.

Cercano sempre di mostrare ai  clienti i segreti meglio custoditi e le leggende del nostro paese, la selezione di percorsi di viaggio sconosciuti, modi insoliti alla scoperta dei tesori naturali e artistici d’Italia.

Fanno di tutto per far divertire i  turisti e godere le  loro vacanze e tour per farli ritornare  a   riscoprire l’Italia!
Eccono solo alcuni esempi  nati presso la SSML :

Il primo a sperimentare questo meraviglioso e soddisfacente lavoro  è stato Aldo Monti ,un ragazzo favoloso che mentre frequentava il secondo anno di Mediazione Linguistica nel nostro  istituto cominciò a fare il tirocinio con Alan Evans ,il loro pigmalione , colui che insiema a me ha creduto nella professione  di” Tourist Assistant”.Subito dopo Luca Orlandi ha intrapreso con grande successo questo lavoro, aggiungendo la sua grade dote di  comunicatore utilizzando i  Social Media.

 

Saper Parlare in Pubblico : consigli utili

Questo discorso è stato dato ad un evento TEDx ,  prodotto dalle Conferenze TEDX. “Mai dare uno ” Speech “, dice Richard Greene. In questo discorso magistrale, spiega come i grandi oratori della  storia  ci hanno tramandato 7 segreti e come possiamo tutti diventare  grandi oratori seguendo questi segreti e non  fare un” discorso ” ma piuttosto la creazione di “conversazioni” dal cuore.

Richard si è dedicato alla creazione di nuovi paradigmi nel parlare in pubblico,  di Politica, e anche la nostra comprensione di Dio

Chiamato “Il Maestro del Carisma” dal Times , Richard ha lasciato il suo studio legale per diventare Coach di presidenti , primi ministri, senatori, governatori, amministratori delegati, reali e celebrità di 44 paesi.
Richard ha studiato scienze politiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, si è presentato  per il Congresso nel 1992, consiglia innumerevoli leader politici,  è blogger per The Huffington Post.

http://www.richardgreene.org/

A proposito di TEDx, x = evento organizzato in modo indipendente. Nello spirito di idee che  vale la pena diffondere, TEDx è un programma di eventi locali, auto organizzati che portano le persone a condividere una esperienza . Ad un evento TEDx, il video  i discorsi   e gli altoparlanti dal vivo si fondono per suscitare profonda discussione e la connessione in un piccolo gruppo.

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Piero Angela in una delle sue trasmissioni :

Saper parlare in pubblico

 

 

Il discorso conclusivo del film “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin.
Un uomo illuminato e il suo messaggio risulta più che mai attuale!

 

 

Un Grande discorso all’ ONU

Nel 1992, all’età di 12 anni, Cullis-Suzuki raccolse fondi sufficienti per partecipare al Vertice della Terra a Rio de Janeiro. Con i membri del gruppo Michelle Quigg, Vanessa Suttie e Morgan Geisler, la Cullis-Suzuki con un appassionato discorso presenta le questioni ambientali dal punto di vista dei giovani, è stata poi applaudita dai delegati. Il video è diventato una sorta di messaggio virale, popolarmente conosciuto come “La ragazzina che zittì il mondo per 6 minuti”.

 

 

IL più bel discorso del mondo

Il discorso di Josè Alberto Mujica Cordano, ovvero Pepe Mujica. “Pepe” ha 77 anni, è Presidente dell’Uruguay vive nella sua casa modesta e devolve il 90% del suo stipendio, 12.500$ dollari al mese, in beneficenza. È “il Presidente più povero del mondo”. La sua automobile è una modesta “Maggiolino” degli anni 70. Un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura, è stato il leader della corrente del Movimento di Partecipazione Popolare. La dichiarazione dei redditi di Mujica del 2013 ha raggiunto quota 215 mila dollari solo perché ha acquisito il terreno e le macchine agricole della fattoria che prima appartenevano alla moglie, la senatrice leader storico del MPP Lucia Topolansky. “Dicono che sia il presidente più povero, ma non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più e di più”, ha dichiarato Mujica, “È una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare tutta la vita come uno schiavo per mantenerli e quindi si ha più tempo per se stessi”. E questo è il discorso più bello del Mondo, un Mondo che non ha intenzione di smettere di girare alla rovescia.

 

 

Orientamento SSML Interpreti e Traduttori : come Prepararsi al Test di Ammissione Lingua Inglese (2)

THE DEVOTED FRIEND Osar Wilde

One morning, the old Rat put his head out of his hole. Little ducks were swimming in the pond and their mother was trying to teach them to stand on their heads in the water. The little ducks did not pay any attention to her. “They are such bad children,” the Rat said. “They deserve to be drowned!” “Nothing of the kind,” the Duck answered. “They are still little and parents must be patient.” “Oh, I don’t know anything about the feelings of parents,” said the Rat. “I am not a family man. I have never been married and I don’t ever want to be. Love is fine, but friendship is much better. I know nothing in this world that is higher than devoted friendship.” “And what should a devoted friend do?” asked a small green Bird sitting in a willow tree, who overheard the conversation. “Yes, I want to know it, too,” said the Duck. “What a silly question!” said the Rat. “I would expect a devoted friend to be devoted to me, of course.” “And what would you do in return?” asked the Bird. “I do not understand you,” answered the Rat. “I will tell you a story to explain it,” said the Bird. “Is the story about me?” asked the Rat. “If it is, I will listen to it. I like fiction very much.” And the Bird told the story of The Devoted Friend. flowerOnce upon a time, there was an honest little man named Hans. He was very kind and good-humoured. He lived alone in a very small cottage and every day he worked in his garden. It was the most beautiful garden in all the countryside, full of sweet flowers of all kinds. There were always beautiful things to look at and pleasant odours to smell. miller Little Hans had many friends but the most devoted friend was the rich Miller. He was so devoted that he always stopped at his garden to pick some flowers or fill his pockets with plums or cherries. “Real friends should have everything in common,” the Miller always said. Little Hans nodded and smiled. He was very proud of having a friend with such great ideas. Sometimes the neighbours thought that it was strange that the Miller never gave little Hans anything in return, even though he was very rich. But Hans never thought about these things. What he enjoyed most was listening to all the wonderful things the Miller said about unselfishness and friendship. So little Hans worked a lot in his garden. In spring, summer, and autumn he was happy. In winter he had no flowers or fruit to bring to the market and he was cold, hungry and lonely. The Miller never went to see him in winter. “When people are in trouble they should be left alone,” the Miller said to his wife. “They shouldn’t be bothered by visitors. That is what I think about friendship and I am sure that I am right. I will wait until spring and then I will visit him. In spring he will be able to give me a large basket of primroses and that will make him very happy.” “You are very thoughtful about others,” answered his wife. “It is nice to listen to the things you say about friendship. I am sure the priest himself could not say such beautiful things.” “But could we not invite little Hans to our house?” asked the Miller’s youngest son. “If he is in trouble, I could give him half of my supper and show him my white rabbits.” “You are a very silly boy! Don’t you learn anything at school? If little Hans came here and saw our warm fire and our food and our wine, he would get envious. And envy is a terrible thing. And if he came to our house, he might ask me for a bag of flour. Friendship is one thing but flour is another.” His son felt very ashamed and started to cry. flowerAs soon as the winter was over and the primroses started to open, the Miller said to his wife that he would go and see little Hans. “Oh, you have such a good heart!” cried his wife. “You always think of others. Don’t forget to take the big basket for the flowers.” So the Miller went down the hill with the basket on his arm. “Good morning, little Hans,” said the Miller. “Good morning,” said Hans smiling from ear to ear. “How have you been all winter?” said the Miller. “It is very nice of you to ask,” cried Hans. “The winter was really hard for me, but now the spring has come and I am very happy. All my flowers are doing well.” “We often talked about you during the winter, Hans,” said the Miller. “That was kind of you,” said Hans. “I was afraid that you had forgotten me.” “Hans, I am surprised by what you say,” said the Miller. “Friendship never forgets, that is the wonderful thing about it. By the way, your primroses are looking very lovely.” wheelbarrow “Yes, they are very lovely,” said Hans. “It is very lucky for me that I have so many. I am going to bring them to the market and sell them. Then I will buy back my wheelbarrow with the money.” “Your wheelbarrow? Don’t tell me that you have sold it. It is a very stupid thing to do!” “Well, I had to sell it,” Hans answered. “The winter was a very bad time for me and I had no money. I couldn’t even buy bread. So I sold my silver buttons, my pipe, and even my wheelbarrow. But now I am going to buy it all back again.” “Hans,” said the Miller. “I will give you my wheelbarrow. It is not in a very good condition. One side is gone and there is something wrong with the wheel. But I will give it to you, because I am very generous. People will say that I am very foolish, but I am different. I think that being generous is the most important thing about friendship. Besides, I have a new wheelbarrow for myself.” plank “Really, you are very generous,” said little Hans and he was very happy. “I can easily repair it, because I have a plank of wood in the house.” “A plank of wood!” said the Miller. “That’s just what I need for the roof of my barn. There is a very large hole in it. I am very lucky that you said it. I have given you my wheelbarrow and now you are going to give me your plank. Of course, a wheelbarrow costs much more that a plank of wood, but true friendship never notices things like that. Give me the plank and I will mend the roof of the barn today.” “Certainly,” cried little Hans, and brought the plank out of his house. “It is not a very big plank,” said the Miller when he looked at it. “I am afraid that after I have mended the roof, there will be nothing left for mending the wheelbarrow. But it is not my fault. And because I have given you my wheelbarrow, I am sure you would like to give me some flowers in return. Here is the basket, and make it full.” “Full?” asked little Hans sadly. It was a very big basket and he wanted to sell the flowers and buy back his silver buttons. “Well, I have given you my wheelbarrow,” said the Miller. “A few flowers is not so much to ask in return. I thought that there is no selfishness in true friendship. But maybe I was wrong.” “My dear friend, my best friend,” cried little Hans. “You can have all the flowers in my garden! You are more important to me than my silver buttons,” he said, picked all his pretty primroses and filled the Miller’s basket. “Goodbye, little Hans,” said the Miller and went up the hill with the plank on his shoulder, and the big basket in his hand. “Goodbye,” said little Hans. He began to work happily because he was so pleased about the wheelbarrow. The next day he was working again when he heard the Miller’s voice calling to him from the road. He ran to the wall and saw the Miller with a large bag of flour on his back. “Dear little Hans,” said the Miller. “Could you carry this bag of flour for me to the market?’ “Oh, I am so sorry,” said Hans, “but I am really very busy today.” “Well, I think it is very unfriendly of you,” said the Miller. “After all, I have given you my wheelbarrow.” “Oh, don’t say that,” cried little Hans. “I never want to be unfriendly!” he said, took the bag on his back and went to the market. “It was a very hot day and Hans was very tired. He got to the market, waited there for some time and sold the bag of flour for a very good price. Then he returned home. “It has certainly been a hard day,” said little Hans to himself when he was going to bed. “I am glad I did not refuse the Miller. He is my best friend, and he is going to give me his wheelbarrow.” “Early the next morning the Miller came down to get the money for his bag of flour, but little Hans was so tired that he was still in bed. “You are very lazy,” said the Miller, “I am going to give you my wheelbarrow so you should work harder. Being lazy is a sin. I hope you don’t mind that I speak so openly with you. Friends should say what they really mean. Anybody can say nice words but a true friend can say unpleasant things, because he knows that they are good. “I am very sorry,” said little Hans. “I was so tired that wanted to lie in bed for a little time and listen to the birds singing. Do you know that I always work better after I hear the birds sing?” “I am glad of that,” said the Miller, “because I want you to come up to the mill and mend the roof of my barn.” Poor little Hans was very anxious to go and work in his garden, because his flowers had not been watered for two days, but he did not want to refuse the Miller. He was such a good friend to him. “Do you think it would be unfriendly if I said that I was busy?” he asked in a shy and quiet voice. “Well,” answered the Miller, “I do not think it is much to ask of you. After all I am going to give you my wheelbarrow. But of course if you refuse, I will go and do it myself.” “Oh! Of course not,” cried little Hans and he jumped out of bed. He dressed himself and went up to the barn. He worked there all day and at sunset the Miller came to see how he was getting on. “Have you mended the hole in the roof yet, little Hans?” cried the Miller happily. “Yes, it is quite mended,” answered little Hans and came down the ladder. “Ah!” said the Miller. “No work makes you so happy as the work you do for others.” “You say such wonderful things,” said little Hans. “Do you think I will ever have such nice ideas as you have?” “Of course,” answered the Miller. “But now go home and rest. I want you to take my sheep to the mountain tomorrow.” Poor little Hans was afraid to say anything to this. Early the next day he went with the sheep to the mountain. It took him the whole day to get there and back. When he returned, he was so tired that he went off to sleep in his chair. He did not wake up till it was daylight. “Today I will have a lovely day in my garden,’ he said, and went to work. But he was never able to look after his flowers. His friend always came round and gave him some work to do. Hans was sometimes very unhappy, but he always said to himself that the Miller was his best friend, and he was going to give him his wheelbarrow. So little Hans worked for the Miller, and the Miller said all kinds of beautiful things about friendship. Little Hans wrote them down in his notebook and read them every night. flowerOne evening little Hans was sitting by his fireplace when somebody knocked loudly at the door. It was a stormy night and Hans first thought that it was only the wind. But someone knocked again, even more loudly. “It is just a poor traveller,” said little Hans to himself, and he ran to the door. There stood the Miller with a light in one hand and a big stick in the other. “Dear little Hans,” cried the Miller, “I am in great trouble. My little boy has fallen off a ladder and hurt himself, and I am going for the Doctor. But he lives so far away, and it is such a bad night that I thought it would be much better if you went instead of me. You know I am going to give you my wheelbarrow, and it is fair that you should do something for me in return.” “Certainly,” cried little Hans, “I am happy that you came to me and I will start off at once. But you must lend me your light, because the night is so dark that I am afraid I might fall somewhere.” “I am very sorry,” answered the Miller, “but it is my new light. Something could happen to it.” “Well, never mind,” cried little Hans. He put on a heavy coat and started off. What a terrible storm it was! The night was black and the wind was very strong. After about three hours he arrived at the Doctor’s house, and knocked at the door. “Who is there?” cried the Doctor. “Little Hans, Doctor.” “What do you want, little Hans?” “The Miller’s son has fallen from a ladder, and has hurt himself, and the Miller wants you to come at once.” “All right!” said the Doctor. He ordered his horse, his big boots, and his light, and came downstairs. He rode off towards the Miller’s house and little Hans ran behind him. But the storm was getting worse and worse, and the rain fell heavily. Little Hans could not see where he was going. At last he lost his way and came to the moor. It was a very dangerous place, because it was full of deep holes. Poor little Hans fell into a hole and drowned. His body was found the next day and brought back to the cottage. Everybody went to little Hans’ funeral, because he was so popular. “Because I was his best friend,” said the Miller, “I should have the best place.” So he walked at the front of the people in a long black cloak. “Little Hans is certainly a great loss to everyone,” said the Blacksmith when the funeral was over, and they were all sitting comfortably in the inn, drinking wine and eating sweet cakes. “A great loss to me,” answered the Miller. “I had given him my wheelbarrow, and now I really don’t know what to do with it. It is in such bad condition that I could not get anything for it if I sold it. I will certainly never give away anything again. That’s what I get for being too generous.” flower“Well?” said the Rat, after a long pause. “Well, that is the end,” said the little Bird. “But what happened to the Miller?” asked the Rat. “Oh! I really don’t know,” replied the Bird. “And I am sure that I don’t care.” “I see that you have no sympathy,” said the Rat. “I am afraid you don’t understand the moral of the story,” said the Bird. “The what?” screamed the Rat. “The moral.” “Do you mean to say that the story has a moral?” “Certainly,” said the Bird. The Rat went back into his hole, angrily. “And how do you like the Rat?” asked the Duck who came up a few minutes later. “I am afraid that I have made him angry,” answered the Bird. “In fact, I told him a story with a moral.” “Ah! that is always a very dangerous thing to do,” said the Duck. And I completely agree with her.